La sede. Palazzetto Mattei in Villa Celimontana

La Società Geografica Italiana fondata a Firenze nel 1867, si trasferisce nel 1872 a Roma, dove dal 1924 ha sede in un edificio cinquecentesco, il Palazzetto Mattei, all'interno di Villa Celimontana, a pohi passi dal Colosseo. Situata sulle alture del Colle Celio, la villa affaccia sul Semenzaio di S. Sisto ed è confinante con il Parco di S. Gregorio al Celio. Fin dall'antichità il Celio è stato oggetto di particolare interesse in quanto ricco di una rigogliosa vegetazione, tanto da essere denominato mons querquetulanus (monte delle querce), e di abbondanti acque sorgive.

Fu il duca Ciriaco Mattei, nel XVI secolo, a trasformare quella che era una vigna in un vero e proprio parco. I lavori realizzati nella villa da Ciriaco furono completati nel 1597 con l'inserimento di manufatti, fontane e arredi scultorei, grazie all'intervento di Giovanni e Domenico Fontana. A partire dal 1600 Villa Celimontana venne destinata alla refezione durante il pellegrinaggio giubilare delle Sette Chiese. Nell’Ottocento il parco assunse le forme del giardino all'inglese. Nella villa si trovavano anche tre giardini segreti con sculture antiche, fontane e aranci amari, il Ninfeo sotterraneo detto dell’Uccelliera e un obelisco egiziano di Ramsete II, donato a Ciriaco Mattei dai magistrati capitolini nel 1582, come riconoscimento dei suoi meriti.

Alla morte di Ciriaco Mattei, la proprietà fu ereditata dal figlio Gian Battista che trasformò il palazzetto da sede della collezione a residenza privata e ampliò la superficie dei giardini con l'acquisto di terreni limitrofi. I lavori vennero affidati all’architetto Francesco Peparelli che li concluse nel 1623. Risalgono a questo periodo gli affreschi presenti nelle sale della Biblioteca:

- nella Sala del Mosaico, la volta affrescata da Andrea Lilli rappresenta al centro la Primavera che riceve il vaso da Apollo-Sole alla presenza di Giunone ai lati sono posti l’Autunno e la Primavera;

- nella Sala del Consiglio, l’affresco attribuibile a Pietro Sigismondi rappresenta Abigail accompagnata da cinque ragazze e da messi di Davide per diventare sua sposa;

- nella Sala di Lettura, la tela attribuita ad Andrea Sacchi raffigura Dalila in procinto di tagliare i capelli a Sansone;

- nella Sala C, l’affresco attribuito a Orazio Monaldi rappresenta la disputa tra Apollo e Marsia, ovvero, la competizione accademica tra il Dio e l’uomo;

- nella Sala L, l’affresco attribuito a Orazio Zecca rappresenta il ratto di Proserpina: Plutone, sceso dal carro, in atto di rapire Proserpina intenta a cogliere fiori, mentre Diana con l’arco e la mezza luna e Minerva armata di lancia si scagliano contro il gruppo. A destra, in cielo il fulmine di Giove, favorevole al ratto mentre Venere guarda la scena compiaciuta. Quest’opera risente dell’influenza della scuola del Cavalier d’Arpino.

Sacro, profano, natura e mitologia: elementi presenti delle pitture e negli arredi del palazzetto. Personaggio centrale nelle raffigurazioni sono le donne esaltate sia per le loro virtù, sia per le doti di bellezza e abilità. Convivono elementi propri del mondo classico romano (celebrazione di Ciriaco Ercole e Cesare attuata nella sistemazione cinquecentesca della villa) e il tema moralizzante legato alla Controriforma del Seicento. I pittori che parteciparono all’arricchimento degli arredi del palazzetto provenivano dall’Accademia di San Luca, ambiente classicistico per eccellenza della cultura romana seicentesca.

Dopo i Mattei, la villa cambiò più volte proprietario. Dopo la Prima Guerra Mondiale, essendo la villa di proprietà degli Hoffmann (famiglia di nazionalità tedesca) fu incamerata dallo Stato italiano come bene ex nemico e confiscata. Dal 1924 la villa (giardino e parco) fu ceduta al Comune di Roma, mentre il Palazzetto, dal 1924, venne destinato a divenire la sede della Società Geografica Italiana che in cambio si impegnò a far eseguire lavori di restauro e di adattamento.

All’interno di Palazzetto Mattei, dove è presente un mosaico romano risalente al III secolo d.C. - rinvenuto nell’area antistante all’edificio e inserito durante i restauri ottocenteschi - è custodito il prezioso patrimonio documentario della Società Geografica Italiana.

La Biblioteca conserva oltre 400.000 volumi con una sezione di libri Rari che comprende opere pubblicate dal XVI al XIX secolo.

La Cartoteca custodisce materiale di notevole valore scientifico e storico-artistico, costituito da circa 200.000 carte geografiche. Di rilevante interesse è la raccolta di carte geografiche cinesi e giapponesi, appartenenti prevalentemente ai secoli XVIII e XIX, quasi tutte manoscritte.

L’Archivio storico tramanda la memoria dell’attività della SGI dalla fondazione. Migliaia di lettere, taccuini di viaggio e disegni raccontano le esperienze di esploratori e viaggiatori.

L’Archivio fotografico raccoglie circa 400.000 fototipi (positivi, negativi, diapositive e cartoline d’epoca), molti dei quali uniscono al valore documentario un intrinseco valore artistico.